http://www.youtube.com/watch?v=mcYu5Vg_YH8
I want to
I want to be someone else or I'll explode
Floating upon this surface for the birds
The birds
The birds
You want me?
Fucking, well come and find me
I'll be waiting
With a gun and a pack of sandwiches
And nothing
Nothing
Nothing
Nothing
You want me?
Well, come on and break the door down
You want me?
Fucking come on and break the door down
I'm ready
I'm ready
I'm ready
I'm ready
I'm ready
I'm ready
Pensavo che la luna di ieri mi portasse riposo, ma non è stato così.
Ad ogni parola si faceva più imponente, il suo maglione chiaro diventava sempre più tetro, fino a sembrare una toga di buio cangiante.
Man mano che passavano i secondi capivo di non avere più possibilità di fuga e la mia pelle sembrava assottigliarsi, consumata dall'attrito con le sue parole ruvide.
Non volevo ascoltare, tenevo le mani premute forte sulle orecchie e un lembo di lenzuolo fra le ginocchia piegate, cercando protezione nella flanella morbida.
Lui però pretendeva che io sentissi, ci teneva, sapeva che mi sarebbe servito. Lo sapevo anch'io.
Ad ogni mia acrobazia improvvisa nel tentativo di darmela a gambe se ne usciva con un "e dagli!!" e, senza scomporsi, allungava un braccio e mi tirava giù a sedere, come fossi un burattino. Solo il tono di voce si alzava, allora mi fermavo, gli occhi bassi e mesti, guardavo le mie mani nervose.
Mi ha dato della debole. Stizzita mi sono gonfiata come un gallo nel tentativo di tenergli testa. Mi ha guardato fisso negli occhi, uno sguardo serio e deciso: ho espirato e mi sono arresa.
Mi ha diagnosticato uno strabismo schizofrenico nella percezione di me stessa... inutile controbattere, che avrei potuto rispondere?
Sciocca sbruffona, mi approprio indebitamente di personalità che non mi appartengono, che non mi riescono, una Rosy Bindi di mousse al cioccolato.
Alla fine ho sentito un rumore di piccola frana, di ciottoli sgretolati che si rincorrevano rotolando giù dai miei pendii.
E' rimasto lì, in piedi davanti a me, come a dirmi "Guarda, lo vedi ora?!". Mi sembrava di stare dietro ad un sipario che si apriva, la stessa sensazione di spiazzamento e inadeguatezza, e un pizzico di adrenalina, mentre lei con occhi da cerbiatta sentiva solo i suoni.
Mi ha un pò spaventato quello che ho visto, era più confortante ignorare, ma ora devo farci i conti, per Amore o per Forza. E... sì, chiamerò le cose con il proprio nome, mio Ambasciatore di Insucurezze, mio Amico...
Immagino di doverti anche ringraziare per la tua sincerità spietata, anche se mi hai spiazzata, anche se stamattina le gambe vacillavano sui tacchi sottili.
Prenderò a calci terra e vento,
e voleranno petali di rose
lasciati da un amante attento
dalle sue mani esili e curiose.
Non chiederà parole la sua bocca,
ingoierà baci di comprensione.
Nessuna rivendicazione sciocca,
ma triste e muta rassegnazione
di chi sa che sognare
è meglio che capire,
è meglio che lasciare;
di chi sa che aspettare
è un modo per vivere.
Un modo per amare.

E' una sensazione alla fragola
dolce fra le labbra
che sul palato diventa acidula.
Io, di attesa, ebbra....
Odio i miei difetti. Ma non posso farci nulla, mi appartengono come la pelle. Ho provato a cancellarli ma è come spruzzare deodorante sull'acre di una felpa dopo una serata in saletta fumatori. Inutile. Puoi darci anche il FBBRRZ, come lo chiama la mia ex collega bulgnais, un ce stà nient' 'a fà.
Uno che mi da tanto fastidio è l'invidia, la sensazione che provo quando vedo una cosa bella e penso "avrei voluto farla io". Come quando leggo un libro di Benni, ad ogni sua trovata geniale penso "cacchio, perchè io non sono così brava...".
Un altro è l'inconcludenza, questo lo odio non tanto perchè non faccio tutto quello che dico, che ci vorrebbero due vite o più (poi ci mancherebbe altro, dico un sacco di cazzate!!), ma perchè a volte deludo le persone. Ieri, per esempio, quando ho chiamato la mia nipotina per dirle che non avrei fatto in tempo ad andarla a salutare prima di ripartire, una vocina sottile sottile dall'altra parte del telefono ha detto: "..m..m..ma io volevo giocare con zia Monia!....". Glom...nodo. Metti a posto tutti i giocattoli che avevi preparato Dili, amore mio, zia Monia è inaffidabile. Niente di grave, sia chiaro, ma mi è dispiaciuto.
Beh, potrei andare avanti per ore, ne ho miliardi di difetti, ma in realtà sono in fase di autocritica perchè ultimamente mi son resa conto di averne uno che mi ha colpito molto, non ero preparata e non avrei mai pensato che mi riguardasse: il pregiudizio. Mi son ritrovata a considerare uno straniero (uno in particolare) diversamente da come avrei fatto con chiunque altro, a mettere barriere che con un connazionale o con qualcuno di provenienza diversa forse non avrei messo. Mi ha un pò ferito questa situazione, mi sono delusa da sola, tremendamente. Certo, il fatto che questa persona sia un totale sconosciuto non aiuta, ma effettivamente non è che io cerchi l'occasione per approfondire... Ho sempre ritenuto un valore l'apertura mentale verso altre culture, sono sempre stata curiosa, studio lingue apposta perzio! Sarà che devo aggiungere un'altra riga all'elenco? Sarà mica ipocrisia? azz....

...a volte basta davvero poco per provare emozioni...
"Spesso cammino a testa bassa...
dico che è per non pestare la merda, ma non è vero.
E' per non guardarla negli occhi..."
Ovidio - forse...-
Il mio lavoro è il più bello del mondo
puoi stare sempre lieto e giocondo
tanto sei sempre l'ultima ruota
se ti affanni nessuno ti nota.
E' un ambiente a caratter femminile
agli esseri umani dunque ostile
si sa che estrogeni e progesterone
non posson portar che gran confusione.
Spesso non si fa niente,
ci si gratta la fava
ma poi, improvvisamente
sembri nel film di Lino
come si chiamava...
"Vieni avanti, cretino!".
Mi si perdoni la licenza poetica,
fondamentale per salvar la metrica.
"Oh zio, ciao come va?! Da quant'è che non ti sento... Si, lo so, dai, la solita tiritera, nipote snaturata, non vieni mai a trovarci...Essù che c'ho da fare! Ma come state, come stai? Ah. Cazzodici, dai, mi prendi in giro, come al solito, come sempre... Ti ricordi quando ero piccola e vi seguivo te e papo quando andavate nel campo a fare tutti quei lavoroni che io no ho mai capito quand'è che si miete e quand'è che si semina?! Ti ricordi che mi facevate sempre gli scherzi? E quella volta che faceva un caldo da morire e mi son legata la maglietta bianca come nella pubblicità della pasta, e correvo nel grano? Avrò avuto dieci anni...Ma c'è ancora quel grano lì? No perchè davvero non ci si vede da un bel pò... e dire che stai a dieci minuti da casa giù... E ti ricordi quando ho detto che la pianta dei ciliegini era una pianta di cocomeri non ancora maturi?? Lì però avevo vent'anni..Marò...ma senti, allora, dai, davvero... Ah, era davvero. Ma... ma... Ma non è possibile! Azz... [silenzio]
Allora ti operano domani... occhei. Mi raccomando, fai ben bene che c'hai da fare. Eh, lo so che vai in pensione fra un mese, per questo poi c'hai da fare, che te la dovrai anche godere un pò 'sta vita! En se pò sempre lavorà! Poi fai il bravo, che la Sara e Nicky son piccini. E Matteo l'ha lasciato la morosa, gli servi per i discorsi da uomini. E Andry, beh, a lui gli servi per le mazzate, che ancora c'ha bisogno... E la zia, poi, mica funziona così! E Mirko, e io.... Perciò fai ben bene.
Ti tengo la mano..."
"Lucio Lucertola festeggiò il suo settantesimo compleanno svegliandosi. Riteneva questo un fondamentale segreto della vita: svegliarsi e addormentarsi un numero di volte esattamente uguale. Se ci si sveglia anche solo una volta in meno non si recuperà più, si sputa la pallina, consummatum est, diceva Lucio che era stato professore di latino e italiano, ed era inoltre Curioso in altre scienze, le naturali le filosofiche le zoologiche (in particolare i batteri), la botanica urbana, i cinesi, il concetto di inizio finale. Lucio Lucertola sorge dal letto faticosamente, con una protesta rumorosa di tutte le ossa. Un canto melodioso e trionfale lo accompagna. Le stesse cellule senza scrupoli che riempono di ghiaia arterie e articolazioni del vecchio Lucio, animano il risveglio entusiasta del suo giovane canarino. In un bicchiere sul comodino Lucio ritrova il sorriso da cui si è separato per una notte. Con un colpo di pettine lusinga i trenta capelli superstiti, quindi eroicamente piscia. Ci fu un tempo lontano in cui doveva prendere ogni precauzione perchè il dorato arcobaleno non imbizzarrisse e bagnasse ovunque nei dintorni. Ora, proteso sul bianco dell'abisso, sta attento che maligne gocce perpendicolari non gli condiscano le pantofole. Tam citus prosilit, nunc prolapsa prostata."
Stefano Benni, Comici spaventati guerrieri.
Volevo condividere questo capolavoro...