"E' la mia nostalgia e il mio amore, oggi, in questa notte calda, dolce come il profumo di fiori esotici, svegliati ad una vita che scotta."
martedì, 29 gennaio 2008
"...Gone... Going... Gone... eveything gone...Give a Damn..."

Isolata in camera per l'ennesima exam's eve, forse l'ultima, trascorro la metà del mio tempo ascoltando la lavatrice che, operosa come un'ape, gira e rigira tessuti e batteri. Mi ha stupito quando la Littizzetto nel suo film con Neri Marco Re accennava a questo fatto, di rilassarsi col prelavaggio. Credevo che fosse una predisposizione un pò particolare, tipo solo mia e del mio amato gatto nero, che però ora non c'è più. Succedeva spesso che lo trovassi incantato di fronte all'oblò, a pensare chissà che. Andavo a strapazzarlo un pò e finivamo per restare imbambolati entrambi.

Ora è diverso però. La lavatrice l'ho messa io, non mia madre, scattando in piedi al primo raggio di sole. Una volta un raggio di sole mi faceva pensare al giardino dietro casa e a M., l'amica con cui ho trascorso tutti i pomerggi fino alla seconda media e con cui, da quel giorno di quattordici anni fa, a malapena parlo. Oggi mi fa pensare che i panni si asciugheranno bene, senza prendere quell'odiosa puzza di muffa.

Crescere è normale, ok, cambiano le esigenze ecc ecc, e mi va bene così. A volte però mi chiedo come si cresce. Nel senso: quanto di quello che sono ora è frutto di incroci di dna e quanto invece è nato dalle esperienze che ho vissuto?... Mi chiedo come potrei essere ora se non avessi cambiato tutte queste case; se non avessi iniziato a lavorare da adolescente; se con la mia famiglia avessimo avuto una casa in mezzo al paese piuttosto che in periferia di una periferia; se non avessi vissuto una storia lunga e intensa in cui mi sono forgiata fino ad annullarmi per compiacere chi mi stava accanto, finchè ho dovuto fare in fretta il percorso a ritroso per non perdermi completamente; se non avessi incontrato tanta gente con cui non avevo nulla a che fare e per la quale mi sono anche messa in discussione, uscendone con un livido e un cerotto in più...

Mi chiedo se sto facendo i passi giusti, se mi pentirò ancora di qualcosa, se conviene lasciarmi andare alle situazioni rischiando tutto di nuovo o se è meglio non ribellarmi al guinzaglio che la vita in qualche modo mi ha imposto, o che forse mi sono messa da sola. "SchienaDrittaPanciaInDentroPettoInFuori!", come quando facevo ginnastica artistica, come Hilary: calze bianche e body verde bottiglia, i capelli tirati indietro, palla, clavette e nastro. Sembrava magico quel nastro, creava forme e colori meravigliosi e mi avvolgeva come fosse stato vita. Però non doveva sfiorarmi, solo girarmi attorno. Ora è diverso. Lo sento che certe volte mi scorre morbido sulla pelle, altre volte si strofina forte e mi graffia, o mi stringe i polsi fino a fermare la circolazione. A volte addirittura si ferma sul collo, scorre minaccioso e beffardo avanti e indietro. Atterrita e stanca, strabuzzo gli occhi e ammutolisco in attesa che la smetta...

 

ballerinatriste

Scritto da: pinkpencil alle ore 13:43 | link | commenti (6) | Categoria: insolitormento
domenica, 27 gennaio 2008
..dazzlin' lights..

 

"virb... disse una rondine; e fu
giorno: un giorno di pace e lavoro,
che l'uomo mieteva il suo grano,
e per tutto nel cielo sonoro
saliva un cantare lontano..."

G.P.

lights

Scritto da: pinkpencil alle ore 13:25 | link | commenti (4) | Categoria: sensazioni
mercoledì, 23 gennaio 2008
...lights...

Blog fermo, al contrario della mia testa.
E' che certi pensieri è difficile condividerli così, con tutti. Probabilmente anche deleterio.

Con permesso, dunque, me li tengo ancora un pò per me sola... mhm, ancora per un pò.
Nel frattempo, vi dedico un sorrisino miele&vaniglia e pensieri di zucchero filato.

Nauseante?!
Al solito, chi non gradisce è libero di andare...

hearts 

Scritto da: pinkpencil alle ore 11:19 | link | commenti (10) | Categoria: the woman in the crowd
martedì, 15 gennaio 2008
Pronta per elaborare teorie sullo sviluppo sostenibile...

Stesso esame, diversa scenografia.
Stavolta l'isterismo pre-esamedieconomia è sfociato in allegria e risate incontenibli e sciOche. Mi sono svegliata con l'ansia di dover ripassare milioni di milioni (come i culatelli di Negroni) di pagine e concetti a me tutt'ora semi-ignoti, mentre giravo in tondo in un'unica mattonella 70x70 con passo di marcia, nel (arduo) tentativo di svegliare la mia coinquilina su sua richiesta. Viviana era già preparatissima, con la tensione da consegna di moduli per la tesi (avrò preso tutti i moduli? avranno la marca da bollo? e se non riesco devo tornare... la fila è disarmante...è tardi!). Anna è uscita.
Fra tutti i pensieri che potevo avere mi era sfuggito il mio pigiamino, e dovevo immaginarlo che questo mi sarebbe costato caro (
www.laorilladelmar.splinder.com, "breakfast time"), in effetti potevo arrivarci.
La mattinata si snoda fra "certocerto" ripetuti alla Torakiki mentre il mio sguardo scorre veloce sui miei riassunti, così veloce che in realtà non sto leggendo ma sfidando le saccadi. Arrivata al punto clou, metto in pratica la mia astuzia e l' abilità di esaminanda ormai collaudata, scrivendomi sull'avambraccio sinistro tutto un concetto di Kaldor e Kuznets e fatti stilizzati e boh, manco mi ricordo. Gasatissima, preparo anche un ottimo bigino da tirar fuori all'occorrenza. Colonna sonora della mattinata una futile logorrea e risate da camicia di forza, tanto che ad un certo punto arriva Cristicchi e mi chiede se può osservarmi un pò per il suo prossimo progetto.
Bene, rassicurata dal mio operato decido di disinfestarmi le ascelle, che nel frattempo iniziavano ad accusare il superlavoro ma continuavano a collaborare assiduamente. Sto attentissima a non bagnarmi le scritte, sono vitali.
Finita l'operazione igienico-sanitaria, concludo con un'allegra e vigorosa lavata di mani.... un rivolo nero inizia a scendermi dai polsi... no. No! NOOOO!!!
Ok, mantengo la calma, so dove recuperare il tutto e la prendo con filosofia. Mi pulisco dal nero che poi mi rendo conto aver occupato metà del mio corpo e ricomincio la miniaturizzazione dei suddetti concetti, stavolta con tanto di maiuscole in stile araldico (come caxxo si dice che non mi viene la parola??), come nei testi antichi. Passo alla vestizione... no! No. NOOOO! Ho dimenticato di lavare il maglione appositamente comprato qualche giorno fa, mai messo ma sepolto con grazia nel mio cesto di panni sporchi per via dell'odore di nuovo, chiamiamolo così, che lo avvolgeva. Cappero, (da qui in avanti si sconsiglia la lettura ad un pubblico non adulto) si rende necessario un ripescaggio... Tiro su fino al gomito la manica del pigiama e frugo in cerca del magico indumento, munito di megatascone portabigliettini sul davanti. Il piano è perfetto e continuo a prenderla con filosofia, lo indosso senza fare una piega. L'odore "di nuovo" si sente ancora, strano.... Vorrei precisare soltanto che le mutande di solito finiscono in un altro cesto.
Ok, scelgo la borsa più adatta all'occasione, tolgo un pò di robaccia da dentro (fazzoletti usati, scontrini accartocciati, lucidalabbra -ma non burrocacao quello fico!- tessera Limoni, cappellino, ombrello che tanto oggi non piove, caricabatteria del telefono, i calzini comprati l'altro giorno e dimenticati lì dentro, il braccialetto di cuoio con i fiorellini che non sta mai su, i gommini di ricambio per i tacchi degli stivali neri, un appendiabiti, quadri per arredare le pareti, una gigantografia di Kurt Cobain che va sempre bene, Glamour in versione non-pocket... ) e metto beni vitali, quali: crackers, acqua, specchietto e pinzette per le sopracciglia, gomme da masticare alla menta, spray per l'alito che non si sa mai, crema idratante per le mani, limetta per unghie da borsetta, salviettine Chilli... ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Mi giro e rigiro intorno, osservo, ma nulla. Ah, si, la penna. E la matita per la brutta, e la gomma. E il libretto. Il cellulare, l'ho messo. Mhmmm.... ah, il reggiminne mi scordavo, cavolo! Ok, ci siamo. Giro tre volte su me stessa con la stessa sensazione di vuoto ma poi decido che basta, è ora di andare. Ah, il portafoglio. E i biglietti per l'autobus. Ci siamo. Arrivo alla porta. -"Magari prendo anche le chiavi di casa!", e la sensazione di vuoto si affievolisce.
Mi faccio un pezzo di strada a piedi, mi fa bene. Visti gli ultimi accadimenti in casa Agnesi penso ad eventuali espedienti per non andare all'esame: abbiamo detto che l'autobus è troppo cheap, per nulla trendy, quindi niente tuffo casuale sotto il 27B. Cammino su una grata che occupa mezzo marciapiede, ma poi penso che cadere giù da lì sarebbe una gran figura di merda, molto poco chic. Io, del resto, sono una personcina di classe. Valuto di inciampare nella bicicletta di uno schizzato che effettivamente dall'impeto sembra non solo aver capito le mie intenzioni, ma da anche l'idea di volerle assecondare, poi penso che mi colpirebbe ad altezza coscia e non posso, mi toglierebbero i pantaloni e non mi sono depilata. Mi sposto con grazia e un velato vaffanculo al veloci(clo)raptor. Cmq ha ragione Ilva, Ciaci, devi essere sempre pronta... ennesima conferma.
Insomma, pensando-pensando arrivo, scelgo un' aula a caso e prendo posto. E' l'aula giusta. Siamo ancora in quattro, iniziamo a chiacchierare. Abbiamo tutti un programma diverso. Ottimo inizio...
Arriva il prof con l'assistente e distribuisce i fogli.
120 minuti. Ne passo 45 a fissare insistentemente l'assistente, è sicuramente l'uomo della mia vita, lo sento. E' proprio lui. Castano, riccio selvaggio, sguardo bellissmo da quello che non deve chiedere mai ma non lo sa, abbigliamento giusto, maggiore età. Poi leggo la prima domanda. Descrivi il sistema-mondo. Non l'ho mai sentito dire.
Parto dall'ultima domanda, vado a ritroso e quando il prof. si avvicina gli dico che nel programma che HO STUDIATO questo concetto non c'era. Mi sorride, mi sussurra un carezzevole "mi dispiace" e se ne va. E' figo pure lui, in fondo, torno anche volentieri un'altra volta.
Insomma, alla fine esco e becco un collega conosciuto di vista in facoltà, un residuo di Lingue in territorio nemico. Lo aggancio immediatamente. (figo pure lui... sarà che stamattina il mio livello di ormoni è un pò alticcio?! Devo smetterla di mettere il pepe sulle fettine e ricominciare con la Nutella...).
Ci piangiamo un pò addosso come si fa in questi casi, chiacchieriamo un pò e me ne vado con Viv e Ciaci da Max, dove Vale mi prepara
la cioccolata calda con la panna. Qui cazzata libera, do il meglio di me e perdo più volte le redini del mio neurone, lasciandomi andare in conversazioni da fascia oraria protetta (del resto, se non lo fai al Minibar dove lo fai...). Una volta esausta per la logorrea, posso anche tornare a casa. Lascio Ciaci che vuole continuare a studiare in biblioteca.
Arrivo a casa, apro il portone, entro. Saluto Anna, e anche Ciaci, che ha fatto prima di me (mah... ).
Lascio che Viv faccia le playlist, un notevole juke box, piena di risorse.
Tutto sommato, oggi ho sentito di essere nel posto giusto - al momento giusto - con le persone giuste, nessun' ombra.
Ora come ora, non chiedo di meglio...

Ps: cultrice del pop, vedi se domani non rimpiangerai di aver deriso il tenaledi con serbatoio !! mammamia........... basso, basso livello....... non si sente nemmeno più l'eco.... Perchè non mi fermi mai in tempo?!? Perchè invece mi appoggi - quando addiruttura non rincari ?!?

Scritto da: pinkpencil alle ore 02:10 | link | commenti (17) | Categoria: shiny happy people
giovedì, 10 gennaio 2008
"Impresiones y paisajes" /2

E' il nove gennaio. Il mio utlimo giorno di lavoro.
Ennesimo saluto, mi giro di spalle, me ne vado, il collo del cappotto tirato su, la mano a pugno lo stringe sulle mie labbra socchiuse.
Ho assaporato ogni momento di questa giornata, non ho perso nemmeno un istante, nemmeno una voce.

- Ultimo!...
- Zitto! non farmi piangere che oggi son sensibile...
(..sniff...)
- Sei bellissima...
- Ma che dici!

- Ma io non sapevo nulla...
- Eh, sì, lo dico da un pò... ma tu sei sempre di corsa!
(sorrido)
 
- Passa a salutarmi prima di andartene, dai...
- Certo, sì... a dopo... a presto...
(abbasso lo sguardo...)

- Vieni a trovarci però, ci prendiamo un caffè... non l'abbiamo mai fatto...
- Contaci, poi ti chiamo...

- Dai, vieni un giorno che facciamo pausa pranzo insieme...
- Ok, sicuro! Passerò...
(ti abbraccio)

- E i nostri caffè??
- Beh, dai, verrò lo stesso ogni tanto, magari non alle otto....

- Certo che son proprio sfigata... una delle rarissime volte che conosco una persona speciale come te, deve andare via...
- Guarda che non muoio, ci si vede fuori per una birra...
(sei la sorellina che ho sempre desiderato e non ho mai avuto... solo più sveglia di me)
- Non essere troppo brava con la gente, specialmente con chi non conosci. Tu sei gentile di carattere, anche troppo, ma non farti fregare mai, e non avere paura di gridare vaffanculo al mondo se qualcosa non ti va.
T. ha vent'anni, è bellissima e molto intelligente. Se la caverà. Avrei voluto proteggerla, aiutarla, esserci... ma forse mi ha solo concesso di illudermi che avesse bisogno di me.
- Ora dove la trovo un'altra te?
Piccola mia, leggo la tua letterina e piango.

-  In bocca al lupo per la Francia, per lo studio...
- Crepi, anche a te... per tutto. Mi raccomando, bella tosta che vai bene così.

- Hey... stai bene...?
- Si... si... è il lavoro... è dura....
- Beh, fai come me!
Ridiamo insieme.

- Dai, magari qualche volta usciamo, con M...
- Sìì! Sarebbe bellissimo! Lui ha la mia mail comunque. Ciao cara...

- Carino quello che hai scritto...
- E' quello che penso, di ognuno di voi.
(sorrido, gli occhi lucidi.. cazzo no, non ora... non ancora.....)

- E' stato un piacere.
(lo dice con dignità, lo sente, mi guarda negli occhi)
- Lo è stato per me.
Ricambio, ora, alla pari. Ripenso alle volte che siamo usciti dall'edificio insieme e a come, chiuso il portone, quel signore distinto si rilassava e diventava un padre di famiglia che racconta del figlio, uno "zio" che chiede come vanno gli studi, che conforta se rispondo che non vanno poi così bene, ma che bacchetta se lo dico più di un giorno di fila, perchè forse sa quanto bisogna lavorare sodo per arrivare... "Non lo so, K, se ci voglio arrivare in alto come Lei, sa?!"

- Magari poi torno a luglio, a settembre, se sarà ancora a Bologna... chi lo sa?
- Eh, magari ci vediamo fuori, ti auguro di trovare un lavoro migliore...

Grazie. Di tutto.
Porterò con me solo bei ricordi.

Scritto da: pinkpencil alle ore 14:34 | link | commenti (5) | Categoria: the woman in the crowd

E' il due gennaio. L'alba su Bologna è bella come non mai. Il Sole, pallido dio invernale, trasforma il fumo dai camini in polvere d'oro e i cornicioni dei tetti sembrano sentieri di nastri preziosi attraverso pagine di fiabe.
Esco dalla porta secondaria dell'edificio, mi da un senso di libertà, di fuga, anche se fra dieci minuti sarò di nuovo qui, il tempo di un caffè.
E' bella Bologna deserta, sembra che sia qui solo per me, o forse sono io qui solo per lei, e via Indipendenza sembra una strada di paese, i suoi vicoli tasche di un grembiule di tutti i giorni. Ascolto ogni mio passo...

E' il tre gennaio. Nevica. Sembra che Bologna voglia aprirmi la mano con le sue e dirmi "Ecco, prendi, e ricordati di me....".
Alzo gli occhi, guardo il solito scorcio mentre apro il portone principale, pesante e imponente, e non riesco a distogliere lo sguardo, nonostante il freddo. E' bello quest'angolo nascosto, l'ho sempre pensato, ma così è troppo. Che vuoi dirmi, Bologna, vuoi che resti? ....si?!? Eh, magari lo faccio... e comunque ti porterò sempre con me, ovunque. Poi, Tu Sei Me! E' qui che sono nata, in fondo, qui che ho mosso i primi passi da sola...

Non so dirti dove sarò fra sei mesi. Intanto, stanotte, dormiremo ancora insieme, e mentre mi stringi bacerò le tue braccia...

 

Scritto da: pinkpencil alle ore 11:18 | link | commenti (1) | Categoria: the woman in the crowd
mercoledì, 09 gennaio 2008
Appunti di viaggio...

- post (mancato) del 24 dicembre 2007 -

Non sto nemmeno pensando, a dire il vero. Il finestrino del treno riflette la mia immagine, io che mi esercito ad alzare un sopracciglio solo, come faceva Erik. Come mi piaceva quando lo faceva... Io ci provo da allora, ma non ho mai imparato. Mi riesce solo a volte, quando non ci penso.
Son così concentrata che non mi rendo conto che - altro che muovere solo un sopracciglio, muovo tutta la faccia e sembra che ci stia provando con me stessa. La ragazza di fronte distoglie lo sguardo proprio mentre mi giro, ma l'ho vista che guardava, c'erano anche i suoi occhi nel vetro con i miei. 

Mi sento un pò come Alice nel Paese delle Meraviglie mentre torno a casa, come se avessi dato un morso al biscotto ed ora stessi dventando grande, grande.... e invece sono gli spazi intorno a me che si rimpiccioliscono, mano a mano che mi avvicino. Prima le città, sempre più piccole, poi i paesi, i paesini, infine le frazioni, e casa mia. Un incrocio di strade. Lì sei al massimo della dimensione, così grande che è impossibile non notarti. A maggior ragione se manchi da molto tempo. E' un pò imbarazzante a dire il vero, ti senti fare sempre le stesse domande, a cui tra l'altro hai poca voglia di rispondere, e guardi altrove perchè dopo due battute non sai più cosa dire, e finisce sempre con un gran sorriso e "ciao, ci vediamo presto allora, chiamami!". Passeranno mesi, e lo sai.  

"Le tovaglie di natale son perfette, sai, mimetizzano le macchie di vino rosso!"

Si dice che ci si conosce tutti nel paesino, solo che questo vale solo per chi ci stà. Per chi, come me, se ne è andato, non è più così. Si, vabè, magari di vista, solo che non so più chi salutare e chi no, chi mi riconosce, chi ha ancora voglia di salutare...

La verità è che io di quel paesino non mi son mai sentita parte...

 

 

Scritto da: pinkpencil alle ore 00:09 | link | commenti (8) | Categoria: sensazioni
martedì, 08 gennaio 2008
Punti di vista.

H: "Sei solo un mucchietto d'ossa".

M: "Sei superficiale. E' come dire che il Magnum è solo uno stecco".

 

Scritto da: pinkpencil alle ore 23:11 | link | commenti (4) | Categoria: shiny happy people
martedì, 01 gennaio 2008
beginnings

Apro il nuovo anno a denti stretti, lottando contro me stessa, serrando i pugni. Un inizio diverso dagli altri, perchè appartiene solo a me, perchè non ho nessuno a cui dare la colpa se non sono felice, perchè sono l'unica responsabile, e credo che per un pò lascerò che sia così.

Sono giorni pieni di rabbia, di ruggiti silenziosi che nascono e muoiono in angoli di stanze nonostante tutto illuminate a festa, di mal di pancia per il nervoso, di lacrime piccole e improvvise che sfidano il mio orgoglio e lo vincono e, capricciose, penetrano in trame di federe accese di rosa e azzurro. Ma è acqua salata, disseta solo i granelli di sabbia rimasti incastonati nella mia linea della vita, dopo che tutto ciò che avevo mi è scivolato via dalle mani che invano si sono contorte, trattenendo solo questi granelli brillanti di soli finti e gelidi, che non se ne vanno nemmeno a strofinarli, perchè in quei granelli ci sono io.

Ci sono tutti i miei sbagli, i miei sorrisi forzati. Ci sono i miei sguardi abbassati per il troppo imbarazzo, per le ferite e per il mio senso di inadeguatezza. C'è il mio cinismo poco convincente, il sarcasmo innocuo ma anche la mia forza, la mia determinazione e la voglia di ricominciare sempre da capo. Ci sono le notti che passo ad immaginare vite diverse, la gioia che provo quando Luce mi guarda e mi dice come sei bella zia Monia, o quando Diletta mi racconta le cose che ha imparato. Ci sono le sere che metto la testa sotto il cuscino e imploro la giovine qui accanto di evitare la logorrea pre-fase rem, mentre sotto sotto sorrido e penso che sono ricordi che porterò con me per sempre, e ci sono le sere che invece mi guardo un film con un nuovo amico e poi parliamo per ore di come si può cambiare il mondo.

Ci sono tante altre cose in quei riflessi, forse bisogna solo imparare a capirli.

Scritto da: pinkpencil alle ore 17:52 | link | commenti (15) | Categoria: incubazione
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...il tratto morbido di una matita rosa, curve porose che non marcano confini, ma aprono orizzonti di tramonti sfumati.

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...la supponenza, la cattiveria, la mia scarsa capacità di concentrazione, le creme idratanti che non si assorbono mai, la polvere che si riforma troppo presto, l'invadenza, la falsità, gli scarafaggi, gli insetti, l'insensibilità, il grasso del prosciutto e della carne in generale, i vecchi cafoni che vengono a rompere al lavoro, la frustrazione, l'invidia, la guerra, le cacche dei piccioni addosso, l'arroganza, la mia goffaggine, la precisione, i telefoni.


Amo
...i libri, la musica (soprattutto gli strumenti a corde), il cibo in generale e le cose insalubri in particolare, la fantasia, i bambini, gli animali (ma non gli scarafaggi e gli insetti), sentirmi soddisfatta, l'entusiasmo, la mia famiglia, le mie coinquiline, la Bea&co, le lenzuola di flanella, i vecchietti simpatici che vengono a trovarmi al lavoro, i sorrisi, l'onestà, la grazia (che non ho), disegnare e l'arte in generale, gli abbracci stretti stretti da far male, gli abiti morbidi, l'inchiostro sulla carta, Shreck e Nemo, l'amicizia vera.

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