Mi sveglio nevosa, stammatina. Qualcuno direbbe "sai che novità". Ma qualcuno che non mi conosce.
Ascolto parole frenetiche schizzate di acqua bollente con lo sguardo accigliato, mio malgrado. A tratti imbarazzante, mi isolo in cantucci pieni di lei, perchè ancora non posso farne a meno. No, non ancora.
Ritocco di malavoglia i buchi lasciati da un rullo inzuppato di vernice bianca e indisciplinata, un rullo frettoloso e inesperto, ma pieno di buona volontà. Pulisco qua e là cercando di spolverare via il pensiero di tutto quello che dovrei fare al posto di cazzeggiare. Raccolgo tubi di filo per rammendo, aghi che vorrei fossero di pino, infilati nella mia gonna dopo un pisolino fra i suoi capelli, su una coperta d'erba, la testa leggera (solo un ricordo).
Immusonita vado avanti, silenziosa se non per tentativi di spiegazioni incespicanti, vane ed effimere.
Poi un paio di cose vanno per il verso giusto, piano piano le nuvole si spostano ad ovest, e mi scopro umida di sole.
Guardo i miei ultimi anni chiusi dentro scatoloni, mi esce un sorriso amaro ma coraggioso. So che il significato di ognuno di quegli oggetti rimarrà appiccicato all'utlimo giro di nastro adesivo. Che quando li tirerò fuori saranno di nuovo solo penne, libri o inutile carta straccia. Che le mie gonne, troppo lunghe e troppo marroni, non saranno più fonte di improvvisa ilarità; che i miei appunti, fin'ora bisbigli preziosi pe me e i miei colleghi, diventeranno semplici didascalie di sospiri passati...
Mi reinventerò, ancora piena del suo essere, fonderò con l'atmosfera ogni mio umore.
Soundtraks.
Sarò tranquilla.
Serena è un'altra cosa.
...
Felice, un'altra.