Abbraccio le mie ginocchia,
un finto parquet come seconda pelle.
Voglio restare qui, oggi, mentre fuori tutto è musica.
Rifiuto ogni contatto.
Io qui, a saltare i giorni come in una corsa ad ostacoli al rallentatore,
guardandomi indietro per non lasciare nulla
- hai chiuso a chiave? hai spento il gas?
Quale gas...
Nessun rumore, ora,
solo una nave che riparte.
solo un pò fluttuare nel mio buco nero...
(P.S.: Vale, scusa per il quasi plagio ma non ho resistito....)
GRANDIIIIII!!!!!
Lasciatemelo dire.... Poi magari mi linciano e la mia vita finisce qui, ma per la patria questo ed altro
.
Oggi penso alla mia Terra... -12.
Prove di chiusura-valigia, è ora. Piega così, incastra qui, infila là.... uff, non si chiude. E se butto i body di lana? ... non si chiude ancora, inutile... a questo punto li tengo.
Metto la risata scoppiettante di Céline, e il racconto della città che mi ha regalato. Sposto il piumino un pò più in là, ci entra la signora della biblioteca comunale, che è la più gentile e paziente del mondo ma che stamattina ha iniziato a bestemmiare dopo che per un quarto d’ora aveva provato a spiegare alla deficiente di fronte che la sua tessera era scaduta. Visto che ci sono metto anche il suo collega, che sembra il nemico di Schwarzenegger (l’ho dovuto googlare per scriverlo bene...) in Terminator, solo un pò più rovinato. Ma a pensarci bene, forse in realtà gli somiglia solo per la rigidità dei movimenti...
Proprio sul fondo, per pareggiarlo, metto Xavier e le sue amiche, e la bella serata di sabato passata barbaramente a mangiare kebab e patatine sulla spiaggia e a fare gare di rutti (a cui io, peraltro, NON HO PARTECIPATO!!! Un’esperienza all’estero ti cambia, vero...!). Metto Céline, Marie, Clément, Charlotte, Marion e tutti gli altri che ho conosciuto quella sera, una buona compagnia. Vicino metto Remi, francese di lontane origini napoletane (che infatti non parla italiano), un perfetto sconosciuto che siccome ha visto che in copisteria si sono rifutati di stamparmi un file (perchè era su una chiavetta.... francesi... -_-' ), mi ha passato un foglietto con la sua password del laboratorio alla scuola di commecio che frequenta, dietro casa mia. "Vai, fai finta di nulla e stampa quanto vuoi (clin)". Grande. Niente corso di italiano, però, sai Remi... alla fine... Dillo anche agli altri del gruppo.
Ai lati, di qua e di là, infilo tutte le volte che ho pranzato alla mensa, con il fiato sospeso prima di sapere quali delizie ci avrebbero offerto quelli del team “La cuisine pour le nuls” (scherzo, TEAM, si mangiava bene!!! ...anche perchè avevo ZERO alternative... -_-‘ ). Metto il cuoco, di cui ignoro il nome e che mi salutava con due baci, che l’8 maggio mi ha permesso di svolazzare in cucina per preparare una pizza per la Giornata dell’Europa. Peccato che poi se la siano sbafata i siciliani venuti in scambio, lasciando solo le briciole e le schifosissime olive della farcitura ai francesi (bene così, guys, facciamoci sempre riconoscere!!!). Metto l’aiuto-cuoca, che ha sempre risposto al mio sorriso augurandomi una buona giornata, ogni giorno, e metto l’altra aiuto-cuoca che mi ha regalato una bicicletta per spostarmi meglio in città (nda: per andare a scuola devo prendere una funicolare...a proposito, metto anche lo staff del trenino!! Soprattutto il signore che mastica la gomma come mio padre... ). Poco importa se non l’ho mai presa, signora, considero il gesto di una gentilezza unica. Il fatto è che, mi scusi, ma mi ci è voluto un mese per capire che se chiedevo una “catena per la bici” capivano la catena che va dalla ruota al pedale e, quando poi ho capito che si dice “antivole”, l’ho cercata un pò qua e là ma mi è ancora ignoto in che tipo di negozio la vendano... :-/
Fra i regalini per i miei “nipotini” e il posto per la trousse metto “Obelix” (prof. di francese?...) e i suoi tentativi di ubriacarmi con il sidro, anche quando avevo lezione all’una e mezza. Metto il professore simpatico alla mia sinistra, quello con il pancione che si mette il tovagliolo al collo (Erik, nda), e metto Nadine e la sua borsetta argentata. Metto Gary e le sue espressioni imperdibili, e Dominique e il suo teatrale “Buangiarno!!” alla siciliana, e metto tutte le altre professoresse di cui, perdonatemi, ma non ricordo il nome, anche se parliamo tutti i giorni.
Metto Christophe, il tecnico informatico, che mi ha svelato la password per la connessione wireless e il posto migliore per mangiare le crepes e fare l’aperitivo, e tutto lo staff della biblioteca, soprattutto Miriam, la più dolce. Un pò più in là, dove c’è più spazio, metto Edina (con l’accento sulla “E”, non sulla “A”!!!! E io non mi chiamo Monià!!), presenza discreta e costante, e vicino metto anche Guillaume (che non apre la porta ma offre passaggi sul suo “camion”), insieme al suo super-appartamento, al suo amico Alex e alla sua “coinquilina”. Metto la serata passata tutti insieme a sbronzarci con le “specialità locali” (slurp il Pastisse!!!) e a giocare a beach volley femminile con la play station, le immagini proiettate sulla parete lasciata appositamente libera e le nuove espressioni che hanno arricchito il mio vocabolario familiare (“grosse pattate!!!”).
Vicino metto Monsieur Demeilleur, il preside, che quando ho accompagnato gli ecuadoriani in gita mi salutava dicendo “Mais ouais, l’Italie, l’Ecuateur... c’est le meme!!”... adorabile. Insieme ovviamente metto Zoe, compagna immancabile di pause-sigaretta, che non si chiama così ma è uguale, che mi ha dato la possibilità di vivere questa meravigliosa esperienza – grazie davvero.
In un angolo nascosto, vicino alle scarpe, metto l’inquilina sessantenne del piano di sotto, la cui puzza arriva fino al mio ingresso e il cui bosogno di chiacchierare mi costringe a tenere il suo passo da zeppa tacco dodici quando la incontro per strada, anche se ho un kebab caldo nel sacchetto e una fame da lupi. Lei la metto un pò a parte...magari vicino ad X, che mi sta facendo preoccupare perchè non sento il frusci dei suoi baffi da almeno tre giorni...
Frugo un pò, devo trovare un posticino degno per Rose, la signora di Haiti che ci ha ospitati nel suo appartamento parigino, che alle otto doveva farsi la doccia nell’unica vasca a disposizione in tutto l'appartamento: quella in camera nostra... Bella Rose, ascolterei i tuoi sproloqui sulla politica altre mille mattine, ma la prossima volta per colazione VOGLIO I CROISSANT AL CIOCCOLATOOOO!
Come dimenticare lo staff del Mc Donald del centro (quello con il wi fi), che mi ha accolto tutti i sabati e tutte le domeniche pomeriggio servendomi schifezze improponibili su vassoi scivolosi di grasso e acqua sporca. Grazie, staff del mcDonald del centro, senza di voi la mia permanenza non sarebbe stata la stessa. Con permesso, però, magari voi vi lascio qui...sai, poco spazio...la valigia...
In un angolino, ben incartati, metto tutti gli studenti del Saint Joseph con cui ho lavorato, anche le due stronzette di Segonde, a cui non auguro la bocciatura solo per pietà verso i loro insegnanti. Magari loro le lascio qui, sempre per lo spazio...
Dulcis in fundo un adeguato spazio per Régine, la professoressa che mi ha dato l’alloggio. Una mina vagante di simpatia e vivacità, avrei voluto avere l’opportunità di passare più tempo con lei, ma vabè. Lei mi ha prestato il suo appartamento, vuoto perchè in vendita. E infatti ogni tanto avevo ospiti, gli agenti immobiliari con il seguito in visita guidata. L’appartamento prende tutto lo zaino. Metto il letto con il piumino di tettonica a zolle, con l’imbottitura che cadeva ai lati e la stoffa fredda del copripiumino che mi rimaneva addosso vuota. Metto l’altro piumino in dotazione, largo circa cinquanta cm, che compensava il primo. Metto la toilette, separata dalla salle de bain come si usa qui, e la doccia e il lavandino, che fungeva da lavandino e da lavatrice (porca troia siamo nel 2008, imparate a mettere anche il bidet!). Avrei potuto utilizzarlo come pentola a pressione, montandoci sopra una tavoletta da water. Ah, vero... avercela, la tavoletta del water -_- . (un ringrazimento particolare al suggeritore trentino e pizzuto per aver agevolato l'utilizzazione del lessico).
Metto il terrazzino coperto, allo stesso tempo posto per stendere i panni e frigorifero, almeno fino a metà maggio. Poi è passato alla funzione forno per la cottura di uova sode. Innegabile la versatilità e la praticità. Lascio la sala con l’arredamento moderno, da cui vedo il centro della città e la parte alta, e il terrazzino per le cipolle, che altrimenti in quello chiuso mi puzzano i panni. E lascio la cucina, con la dispensa piena di scatolette di tonno e verdure Bonduelle e una piastra per cucinare. Un pentolino per scaldare il latte la mattina e per cuocere la pasta la sera, piatti spaiati, ma una tazza per la colazione e una diversa per la tisana.
Metto sei piani di scale da salire con un portatile che mi trascino tipo coperta di Linus, e magari la spesa e l’acqua, in apnea per l’odore tremendo dell’inquilina puzzolente.
Metto una città a metà fra il grigiore di un porto mercantile e il verde della Normandia, una città che bisogna imparare a conoscere e ad apprezzare prima di giudicarla. Quasi 200.000 abitanti e un centro grande come una noce. I negozi chiusi la domenica, il mcDonald pieno nel week end, forse perchè il tempo è bello ma poi piove, e anche se è caldo poi fà freddo. Poi magari torna il caldo, ma c’è vento e allora vaffanculo stò dentro.
Lascio la proposta allettante di tornare il prossimo anno come assistente di italiano all’Istituto. La lascio perchè ho altri obiettivi, perchè la mia strada è lontana da qui.
La lascio perchè, in tutta onestà, il francese mi ha anche un pò rotto il cz. Bella lingua di certo, bellissima... e bellissima la cultura, ma io sono troppo italiana per restare.
Continuo ad entrare e uscire dal mio blog, forse cerco qui dentro una risposta. Non mi stupisce, ora come ora guarderei anche sotto le suole del bibliotecario. Nel frattempo, scrivo per disperazione.
Continuo a muovermi in queste sabbie mobili che puzzano di fregatura, non so come uscirne.
Continuo a dirmi che in fin dei conti è solo uan decisione da prendere, in ogni caso non vitale.
Continuo a bestemmiare fra me e me e a cambiare idea ogni mezza giornata, senza la minima stabilità.
Che fare?
Parole, parole... parole per capire e farsi capire, parole per raccontarsi... per raccontare.
Infine, le nostre parole si sono toccate, si sono raggiunte, le nostre anime si sono riconosciute.
E' stato bello, infine, capirsi. Profondo, come sempre.
Infine, ora, mi sai.
Infine Parigi, cornice d' amore per definizone, mi ha cacciata con il suo soffio dispettoso, faticoso, arrogante. Parigi puttana, impertinente, bella quanto stronza, se proprio vuoi saperlo, infine, sto meglio dove sto.
Il soggiorno parigino ha portato una nuova storpiatura: Mia. Grazie signora di Tahiti che ci svegliavi alle OTTO, è stato un piacere.
...