"E' la mia nostalgia e il mio amore, oggi, in questa notte calda, dolce come il profumo di fiori esotici, svegliati ad una vita che scotta."
lunedì, 10 novembre 2008
Storia di un uomo.

"Tutti avevano la faccia del Cristo, nella livida aureola dell'elmetto,
tutti portavano l'insegna del suppizio nella croce della baionetta,
nelle tasche il pane dell'Ultima Cena,
e nella gola il pianto dell'ultimo Addio."

Anonimo sulle pareti di una galleria delle Tofane.

Scritto da: pinkpencil alle ore 15:03 | link | commenti | Categoria: sick, pelledoca, polaritĂ  negativa, the woman in the crowd, incubazione
giovedì, 11 settembre 2008
La vie en gris.

Cari amici,

rispondo alle vostre richieste di coordinate storico-geografiche:

Mi trovo attualmente a casa dei miei, con babbo e mamma, a fare la bambocciona disoccupata. La mia vita attualmente si svolge così: mia madre mi umilia tentando di infilarmi 50 euro in mano ogni volta che metto il naso fuori, mia nonna ogni giorno sale per dirmi che hanno licenziato 4 persone di qua (le poste), 5 persone di là (la telecom), quindi è tutto spazio che si libera per me. Se sentisse il bollettino vittime (di licenziamento) Alitalia penso le verrebbe un coccolone per l'emozione.

Il mio Paese non lo conosco più, è una di quelle cose che se le conosci le eviti, se non le conosci ti uccidono.
Appunto.
Siam quattro gatti, di cui tre passano le giornate affacciati alle finestre a guardare se gli altri scivolano sulle banane o procurano qualcosa di cui parlare, qualsiasi cosa. Con una mano fanno una specie di megafono per veicolare meglio le urla, da che mondo e mondo il metodo migliore per richiamare l'attenzione dei pargoli, mentre con la mano libera girano il ragù, volgare e grasso come usa qui, che impregna l'aria intorno a casa e pizzica gli olfatti di malcapitati passanti. 

Ogni settimana, poi, capito in quel di Bo, con una tesi magistrale in mano che considero finita e pronta per la stampa (tanto per la cronaca, stampare la brutta copia per la correzione mi costa ogni volta 10 euro).
Sempre una volta a settimana, però, riprendo il treno dopo poche ore, per tornare a casa e fare le modifiche che il prof mi suggerisce, e gli ultimi ritocchi diventano i penultimi.

Insomma, che dire... il massimo del relax, a quelli che partono per le Bahamas gli faccio un baffo.

Scritto da: pinkpencil alle ore 10:20 | link | commenti (5) | Categoria: sick, polaritĂ  negativa, the woman in the crowd, incubazione
venerdì, 13 giugno 2008
...spengo la luce... (silenzio).

Continuo ad entrare e uscire dal mio blog, forse cerco qui dentro una risposta. Non mi stupisce, ora come ora guarderei anche sotto le suole del bibliotecario. Nel frattempo, scrivo per disperazione.

Continuo a muovermi in queste sabbie mobili che puzzano di fregatura, non so come uscirne.

Continuo a dirmi che in fin dei conti è solo uan decisione da prendere, in ogni caso non vitale.

Continuo a bestemmiare fra me e me e a cambiare idea ogni mezza giornata, senza la minima stabilità.
Che fare?

Scritto da: pinkpencil alle ore 17:40 | link | commenti (3) | Categoria: sensazioni, sick, polaritĂ  negativa, the woman in the crowd, incubazione
giovedì, 29 maggio 2008
nda

NDA:

Prima che qualcuno possa turbarsi e, quindi, per evitare che piovano malintesi e insulti, vorrei specificare che quello che scrivo (mi riferisco soprattutto al post precedente) è si frutto di sensazioni vissute, ma che servono da spunto a immagini e situazioni a volte rielaborarte...
Prego la persona che si riconoscerà nel post Polvere di non freintendere, di non rielaborare a sua volta.... Un blog non è la realtà, è un mondo inventato... a volte è solo un esercizio di scrittura.

Grazie.

Scritto da: pinkpencil alle ore 10:59 | link | commenti (4) | Categoria: sensazioni, scrittori in erba, polaritĂ  negativa, the woman in the crowd, incubazione, insolitormento
venerdì, 11 aprile 2008
"Ognuno è come il cielo l'ha fatto, e qualche volta molto peggio." da Don Chisciotte.

"Ventisette governi in trent'anni;
una dipendenza assoluta dal petrolio;
la spesa pubblica che consuma il 40 per cento del pil;
il debito pubblico al 105 per cento;
le mafie che controllano ampi settori dell'economia;
solo il 58 per cento dei cittadini che lavora (contro il 64 dell'Ue);
un tasso di occupazione femminile del 45 per cento;
le tasse più alte d'Europa e i salari appena più alti di quelli del Portogallo;
un aumento delle famiglie con difficoltà economiche del 60 per cento in 15 mesi.
 

Sono alcuni dei dati che illustrano la crisi economica italiana, un argomento che però non sembra al centro delle preoccupazioni dei principali candidati alle elezioni del 13 e 14 aprile."*

*thanks to A. C.

Qui in Francia guardo spesso i notiziari, anche se non capisco tutte le parole. Giusto ieri han fatto un servizio lunghissimo sulla Campania, con ampie panoramiche su montagne di spazzatura ferma da decenni e messe a fuoco sulle vicine fattorie famose per la produzione e la lavorazione del latte di bufala, considerato uno dei prodotti italiani per eccellenza in tutto il mondo.

Parlando con un professore del St.Jo, una persona che ritengo intelligente, ho cercato di spiegare che il problema non riguarda tutta l'Italia, ma solo un'area circoscritta. Mentre lo dicevo, non ci credevo nemmeno io, e mi è venuto in mente Bossi che, acciaccato e morente, continua a sgolarsi per quel che può per dar vita alla Padania. Ho provato un senso di vergogna, non so bene per quale delle sfumature del mio discorso. Il prof., molto educatamente, mi ha detto che i prodotti che comprano qui sono contrassegnati da un' indicazione generica, "Italia", non "Campania" o altro. Nel frattempo, la vendita del latte di bufala campano è stata vietata in molte fattorie, in attesa dei risultati delle analisi.

In chiusura del servizio, cinque minuti di Berlusconi che si dimenava aggrappato su una pedana, mentre sosteneva che se avesse vinto lui, sarebbe andato con il suo Governo in Campania e non se ne sarebbe tornato finchè tutti i problemi di quella regione non si fossero risolti.

Sono ben consapevole che questo non è il solo guaio nella mia bella patria, però...uhm...

Berlusconi fuori dai coglioni per il resto della sua vita??
(... credo che la mia temperatura corporea sia aumentata di un paio di gradi).

Resta solo di decidere chi mettere al suo posto. Semplice, no?
(... esempio perfetto di auto-termoregolazione).

In questi giorni ho sentito e letto parole arrabbiate, accuse irsute, prese di posizione che mi son sembrate, scusate la critica, un pò prive di basi. 

Scusate anche il cinismo, spiacente se qualcuno vorrà etichettarlo come vigliaccheria, e mi brucia un pò dirlo perchè sono consapevole di assumere una posizione impopolare, ma mi immolo fra i mediocri ipocriti  che pensano che ora come ora, nel nostro piccolo, per l'Italia che marcisce non possiamo fare proprio un bel niente.



 

Scritto da: pinkpencil alle ore 13:01 | link | commenti (2) | Categoria: polaritĂ  negativa
giovedì, 21 febbraio 2008
L'attesa...divento nervosa.

Ecco una cosa che mi da proprio fastidio: l'attesa. Odio dover aspettare,
divento nervosa.
Credo siano retaggi del passato, di quando mia madre mi comprava il vestito "per l'occasione". Voleva dire che dovevo aspettare mesi per usarlo, e alla fine nemmeno mi piaceva più. Nel frattempo poi era passato di moda, o ero cresciuta io, quindi mi stava tiratissimo e corto dappertutto. Se ci penso...
divento nervosa.
Ora non riesco più ad aspettare. Se compro qualcosa la uso subito, al massimo un giro di lavatrice e hop! Se devo stare in fila mi procuro sempre qualcosa da fare. Oggi è una rivista o un libro, domani magari sarà la borsa con i ferri e la lana, chi lo sa. Se mi passano avanti il 99% delle volte sto zitta ma...
divento nervosa.
Così con le persone, e con le aspettative che mi creo per ognuno. O ci sei o no. Decidi tu. Io non aspetto...sai,
divento nervosa.
....
Solo che a volte non ho scelta, come in questo momento. E sto per ore a guardare la finestra, anche se è così buio che vedo solo un rettangolo nero. C'è sempre il soffitto per distrarmi, o la parete, dove ogni crepa incarna storie di mostri e contadini col cappello di paglia.

Ho imparato l’attesa
come lo sciamano
la pioggia nel deserto,
il cacciatore di bisonti,
la foglia tremolante
il primo sole;
ho vissuto l’attesa
senza fissare il tempo
su lancette o calendari,
fermo come un binario
le vibrazioni di un treno lontano
ho atteso, atteso
agli angoli della vita,
all’ombra della speranza
con pochi spiccioli
di sogni in tasca;
ho imparato l’attesa
come s’impara il dolore
nel silenzio della mia anima
nello sguardo sulla solitudine
del mio universo.

M.V.

(...ma divento nervosa.)

 

Scritto da: pinkpencil alle ore 21:59 | link | commenti (1) | Categoria: polaritĂ  negativa
domenica, 16 dicembre 2007
Exam's eve.

Oggi sembro una tigre in gabbia. Potrei divorare la mano di colui che venisse ad allungarmi il quarto di manzo sanguinolento per pasto. "Io me lo caccio da me il cibo, stronzo! Chi ti credi di essere te per trattarmi così?!". Poi guardo il barattolino di pesto Barilla... di nuovo, e penso che, tutto sommato, se qualcuno si occupasse del mio pasto oggi non lo morderei affatto, anzi.

Accendo la tv, un canale a caso. Compare in sovrimpressione la scritta SEI BIONDA, INTELLIGENTE E PREPARATA? PRESENTATI ALLO STUDIO BLà BLà BLà, POTRESTI FAR PARTE DEL NUOVO PROGRAMMA...
Alchè, una domanda mi sorge, ma proprio spontanea: ma checcazzo sto a fare a farmi venire la gobba su fotocopie che parlano di come cambiare il mondo? Che tra l'altro, effettivamente, son anche un pò datate, e mi pare che il mondo non sia poi tanto cambiato da quando ci son su io, quindi magari sono fotocopie inutili per davvero... Non farei meglio ad investire bambini col camion così poi faccio la pubblicità dei reibanz per un paio di mesi e sistemo me e i miei nipoti per tutta la vita? (dove nipoti sta per figli degli altri...).
Ma poi... cosa c'entra la pigmentazione del capello con i neuroni?? Avrei capito se avesse detto simpatica!
mmm...

Continuo a pensarmi idiota che sto comunque più a posto con la coscienza. Giro un pò per casa così, senza meta. Cappero, mi rendo conto che un pò di tempo fa mi sembrava più facile stare a casa da sola, non ne soffrivo così tanto. Ora sento l'eco della voce uscire dalla mia stessa bocca, umpf, non mi piace affatto. L'eco, dico, non mi piace affatto, perchè invece a parlar da sola ci son delle belle soddisfazioni, guarda... 

Ah, spengo anche la tv, tanto il vicino ha messo la musica a tutto volume. E' musica classica, credo sia Vivaldi, non so quale stagione. Interessante. Immagino un salone settecentesco tutto marrone e rosso scuro, pieno di abiti bordati d'oro e verde bottiglia. Io però a quell'epoca avrei sicuramente avuto le pulci (e chissà quale malattia...), non sarebbe stato piacevole. Bello che ogni tanto sento qualcuno dire "Ho sbagliato epoca, dovevo nascere nell' Ottocento". Di solito il malinconico in questione lo dice mentre carica la lavastoviglie drogandola di Finish pastiglie e ubriacandola di brillantante, tenendo fra spalla e orecchio l'ultimo modello di cellulare che lo avvisa dei millilitri di pioggia caduti in Uganda nell'anno precedente. Mi son sempre chiesta se queste persone sanno che a quell'epoca i panni si lavavano a mano e forse non c'era nemmeno la pinzetta per le sopracciglia con le praticissime punte in metallo. Insostituibili.

Torno a respirare il toner dei fogli... domani gran giorno d'esame. 
Chissà dopo la laurea che cosa farò. Qualche migliaio di idee ce l'ho, anche perchè cambio passione quotidianamente, così come l'umore.
Sono strani giorni...
 

Scritto da: pinkpencil alle ore 13:26 | link | commenti (14) | Categoria: polaritĂ  negativa
domenica, 09 dicembre 2007
The others.

Elena salutò l'ospite che se ne stava andando e rimase sola nella sua stanza con la porta che non si chiudeva, ma tanto...
Si guardò intorno, girò su se stessa indecisa sul da farsi. Posò per un attimo lo sguardo sulle sue foto, attaccate alla parete senza cura e con un nastro adesivo scadente. Pensò che "No, principe degli stronzetti, non sono state ritoccate al computer, sono solo fatte da un professionista. E comunque avresti fatto più bella figura a dire che stavo meglio ora, dieci anni dopo, e magari dal vivo.. ma tu che ne sai."
Si sforzò di distogliere la mente da quei pensieri, molto più recenti del suo ritratto sorridente, e decise di attivarsi facendo il piano della giornata prima di mettersi a studiare: economia dello sviluppo, una materia tanto ostica per lei, ma che la faceva fantasticare sul suo futuro e su ciò che poteva fare per aiutare chi stava peggio di lei.
Piano della giornata: domenica, in casa niente caffè, niente detersivo, niente mandarini... niente acqua, una delle poche cose che la irritava davvero.
Per fortuna era dicembre, apertura natalizia e provvidenziale del supermercato, un'ottima ragione per lavarsi e vestirsi.
Uscì di casa dimenticandosi le buste di spazzatura, come al solito, e le prime gocce di quella che sarebbe stata una pioggia sottile e fastidiosa le puntellarono di grigio scuro gli stivali scamosciati. Non se ne curò, tirò su col naso e continuò a camminare spedita, la testa bassa e le mani in tasca. Non dava nessun valore agli oggetti materiali.
La porta scorrevole la inghiottì e, come al solito, quell'ingresso bianco e troppo luminoso le diede un senso di angoscia. Prese subito un cestino, di quelli rossi che la facevano pensare alle fiabe e che le davano un senso di sicurezza, non foss'altro che per il fatto di tenerle le mani impegnate. Girò con forzata disinvoltura fra gli scaffali familiari, sapendo che ci avrebbe comunque messo tanto e che non avrebbe comprato nulla di utile. Il suo sguardo era evidentemente distratto, seppure accigliato in un tentativo di apparire concentrato. In realtà stava pensando a quanto la sua vita fosse banale, quella domenica mattina così appesantita da lucine e fili colorati che pendevano dal soffitto come cappi.
Salutò il reparto frutta posando il cestino, come si fa con cappello e cappotto in casa di amici, e prese distrattamente una retina di palline arancioni che le mettevano allegria. Mentre scorreva il codice a barre un signore brizzolato, forse sulla cinquantina, le si avvicinò. "Signorina, ci sono le retine da due chili in offerta, guardi!". Le disse anche il prezzo ma lei, un pò stordita e stupita, nemmeno lo sentì. Aveva un filtro speciale per i numeri, un particolare dispositivo sperimentale probabilmente impiantatole già nell'incubatrice, che le permetteva di percepire le cifre come opere d'arte dai significati criptati e misteriosi, come antichi geroglifici. Il signore la tirò con se e lei si sciolse in un riso trattenuto a stento, divertita da quella sibillina intromissione nel suo flusso di pensieri di piombo. "Io ne ho comprate due retine ieri, e oggi ne riprendo altri tre! Guardi, son senza semi, son più tosti degli altri, guardi!", con l'entusiasmo di un bambino. Sempre più divertita, lei sfoggiò il suo sorriso più cordiale e la sua piacevole loquacità: "Ma caspita, quanti siete in famiglia?!". Il signore, trasformando la sua allegria in una commiserazione rassegnata e comunque serena, disse che no, che era solo, ma se ne mangiava sette alla volta. Elena sentì la sua cordialità vanificarsi, scorrerle via liquida dalla pelle come sudore, mentre lui sceglieva per lei la retina migliore. Cercando di mantenere un'espressione serena, consapevolmente un pò ebete, ringraziò tanto il signore e se ne andò, con la rete di mandarini nel cestino pieno di inutilità.
Uscì dal supermercato con buste pesanti, pensando a come doveva sentirsi solo quell'uomo, fantasticando su come poteva essere la sua vita, sul perchè non avesse nessuno accanto con cui condividere i suoi mandarini.
La pioggia intanto le inumidiva i capelli sciolti e trascurati, che tentava di tenere indietro con gesti nervosi e spazientiti, mentre sul cappotto di panno nero si scagliavano goccioline che restavano infilzate come piccoli cristalli.
Ogni tanto si fermava per cambiare mano...

   

Scritto da: pinkpencil alle ore 13:17 | link | commenti | Categoria: polaritĂ  negativa
martedì, 13 novembre 2007
SarĂ ...

Sarà che ancora non ci sono abituata, sarà che so che chiunque, volendo, potrebbe leggere queste mie parole, sarà checazzoneso, ma guardo ancora questo rettangolo bianco con un pò di sospetto. Nessuno mi costringe a scrivere, chiaro, ma mi han sempre accusata di essere un pò asociale, i miei in primis, fin da bambina,... ho pensato che questo potrebbe essere un metodo per superare questa cattiva interpretazione.
Asociale...sarà.

Sarà che capita che sfanculizzo le persone con troppa facilità (che poi non è vero)... Però dalla mia c'è che ogni volta che ho provato a non fidarmi del mio istinto ho ricevuto solo delle gran botte nei denti. Che poi mi innervosisco, perchè penso che avrei potuto facilmente evitarle e perchè mi fa tanto incazzare che fra esseri umani ci si debba far sempre così male.

Per questo parlo solo con chi voglio, quando voglio. Che poi i muri non son così alti, chi vuole andare oltre è il benvenuto. Chi non gliene frega un cazzo, meglio, tanto manco a me.

Poi magari domani scrivo un post meno cinico, che senò sembra che mi si debba dar da mangiare con la fionda, come si dice dalle mie parti...  

Scritto da: pinkpencil alle ore 15:34 | link | commenti (5) | Categoria: polaritĂ  negativa
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...il tratto morbido di una matita rosa, curve porose che non marcano confini, ma aprono orizzonti di tramonti sfumati.

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Odi et Amo
Odio
...la supponenza, la cattiveria, la mia scarsa capacitĂ  di concentrazione, le creme idratanti che non si assorbono mai, la polvere che si riforma troppo presto, l'invadenza, la falsitĂ , gli scarafaggi, gli insetti, l'insensibilitĂ , il grasso del prosciutto e della carne in generale, i vecchi cafoni che vengono a rompere al lavoro, la frustrazione, l'invidia, la guerra, le cacche dei piccioni addosso, l'arroganza, la mia goffaggine, la precisione, i telefoni.


Amo
...i libri, la musica (soprattutto gli strumenti a corde), il cibo in generale e le cose insalubri in particolare, la fantasia, i bambini, gli animali (ma non gli scarafaggi e gli insetti), sentirmi soddisfatta, l'entusiasmo, la mia famiglia, le mie coinquiline, la Bea&co, le lenzuola di flanella, i vecchietti simpatici che vengono a trovarmi al lavoro, i sorrisi, l'onestĂ , la grazia (che non ho), disegnare e l'arte in generale, gli abbracci stretti stretti da far male, gli abiti morbidi, l'inchiostro sulla carta, Shreck e Nemo, l'amicizia vera.

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