Avara la vita in due fatta di lievi gesti,
e affetti di giornata, consistenti o no,
bisogna muoversi come ospiti pieni di premure,
con delicata attenzione per non disturbare...
Ed è in certi sguardi che si vede l'infinito.
Stridono le auto come bisonti infuriati
le strade sono praterie, accanto a grattacieli assonnati
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa.
Ed è in certi sguardi che si intravede l'infinito.
Tutto l'universo obbedisce all'amore,
come puoi tenere nascosto un amore,
ed è così che ci trattiene
nelle sue catene
tutto l'universo obbedisce all'amore...
Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
ed è in certi sguardi che si nasconde l'infinito.
Continuo ad entrare e uscire dal mio blog, forse cerco qui dentro una risposta. Non mi stupisce, ora come ora guarderei anche sotto le suole del bibliotecario. Nel frattempo, scrivo per disperazione.
Continuo a muovermi in queste sabbie mobili che puzzano di fregatura, non so come uscirne.
Continuo a dirmi che in fin dei conti è solo uan decisione da prendere, in ogni caso non vitale.
Continuo a bestemmiare fra me e me e a cambiare idea ogni mezza giornata, senza la minima stabilità.
Che fare?
Parole, parole... parole per capire e farsi capire, parole per raccontarsi... per raccontare.
Infine, le nostre parole si sono toccate, si sono raggiunte, le nostre anime si sono riconosciute.
E' stato bello, infine, capirsi. Profondo, come sempre.
Infine, ora, mi sai.
Infine Parigi, cornice d' amore per definizone, mi ha cacciata con il suo soffio dispettoso, faticoso, arrogante. Parigi puttana, impertinente, bella quanto stronza, se proprio vuoi saperlo, infine, sto meglio dove sto.
Il soggiorno parigino ha portato una nuova storpiatura: Mia. Grazie signora di Tahiti che ci svegliavi alle OTTO, è stato un piacere.
...
NDA:
Prima che qualcuno possa turbarsi e, quindi, per evitare che piovano malintesi e insulti, vorrei specificare che quello che scrivo (mi riferisco soprattutto al post precedente) è si frutto di sensazioni vissute, ma che servono da spunto a immagini e situazioni a volte rielaborarte...
Prego la persona che si riconoscerà nel post Polvere di non freintendere, di non rielaborare a sua volta.... Un blog non è la realtà, è un mondo inventato... a volte è solo un esercizio di scrittura.
Grazie.
Ragazzi, ma che vi prende, che dite!? Cos'è tutto questo inneggiare all'emigrazione, all'esilio forzato? Vorrebbe dire che quindi, nonostante io sia forse la più pessimista e la più cinica di tutti, sono anche quella più legata alla propria patria!?
Io l'Italia non la cambierei con nessun altro posto, no no!!
Si starà anche meglio in Svezia, dove tutto sembra essere perfettamente organizzato e ci sono gli asili nido per le donne che lavorano, ma poi son quattro gatti...
Si starà anche meglio in Francia, che son tutti più belli, uomini e donne, ma poi alla fine anche loro hanno Sarkozy...
Si starà anche meglio in Svizzera, dove tutto è preciso e se butti una cicca vai in galera... ma poi, ce lo vedete un italiano?!
Si starà pure meglio in Inghilterra, che son più avanti, ma poi hanno la famiglia reale...
Insomma, io in Italia ci voglio restare, e pazienza se non è proprio tutto bello.
In questi giorni, molte persone con cui ho parlato hanno fatto allusioni alla nostra situazione politica. Ieri, poi, sono andata a pranzo e quando sono entrata nel locale, semplice e gradevole, ho chiesto appunto una baguette. Il mio francese... "ce n'est pas mal", ma ho specificato che non ero originaria di lì. Il "baguettaro", gentile e cordiale, mi ha chiesto da dove venivo e io, indecisa se dire la verità o sparare un'altro Paese a caso, alla fine l'ho detto: "Italia", guardando in basso.
Lui ha guardato fuori la bellissima giornata che c'era, e con un sorriso gioviale ha detto "Oggi c'è il sole, come in Italia!"...
Ieri in Italia pioveva... ma mi son quasi commossa.
Mi sveglio nevosa, stammatina. Qualcuno direbbe "sai che novità". Ma qualcuno che non mi conosce.
Ascolto parole frenetiche schizzate di acqua bollente con lo sguardo accigliato, mio malgrado. A tratti imbarazzante, mi isolo in cantucci pieni di lei, perchè ancora non posso farne a meno. No, non ancora.
Ritocco di malavoglia i buchi lasciati da un rullo inzuppato di vernice bianca e indisciplinata, un rullo frettoloso e inesperto, ma pieno di buona volontà. Pulisco qua e là cercando di spolverare via il pensiero di tutto quello che dovrei fare al posto di cazzeggiare. Raccolgo tubi di filo per rammendo, aghi che vorrei fossero di pino, infilati nella mia gonna dopo un pisolino fra i suoi capelli, su una coperta d'erba, la testa leggera (solo un ricordo).
Immusonita vado avanti, silenziosa se non per tentativi di spiegazioni incespicanti, vane ed effimere.
Poi un paio di cose vanno per il verso giusto, piano piano le nuvole si spostano ad ovest, e mi scopro umida di sole.
Guardo i miei ultimi anni chiusi dentro scatoloni, mi esce un sorriso amaro ma coraggioso. So che il significato di ognuno di quegli oggetti rimarrà appiccicato all'utlimo giro di nastro adesivo. Che quando li tirerò fuori saranno di nuovo solo penne, libri o inutile carta straccia. Che le mie gonne, troppo lunghe e troppo marroni, non saranno più fonte di improvvisa ilarità; che i miei appunti, fin'ora bisbigli preziosi pe me e i miei colleghi, diventeranno semplici didascalie di sospiri passati...
Mi reinventerò, ancora piena del suo essere, fonderò con l'atmosfera ogni mio umore.
Due settimane senza alzare il culo dalla sedia e senza spostare lo sguardo dal monitor sono decisamente troppe. Decido che cambiare un pò aria è quello che ci vuole.
Valuto le alternative:
- un fantastico sabato sera al Benassi insieme ai mei coetanei biologici (per chi non lo sapesse, il circolo Benassi è la balera dove vanno i vecchi arzilli, a sperticarsi col lissio e a cercare di stringere un pò di ciccia. L'ultimo commento che ho sentito da una di loro è stato: "Io sc'ho novantadue anni, sciai, ma mi bagno ancooora!". Lo dice mostrandomi il suo bel sorriso incastonato perfettamente nei pochi denti veri rimasti);
- sedermi ad una panchina del parco sotto casa (tre metri quadri di verde), schiacciata dal peso delle buste del Conad, a guardare i cani che cagano e invidiare le vecchie che portano borse più grandi della mia senza stancarsi;
- organizzare un bell' after dinner in qualche locale infognato e legnoso, per tornare a casa con i polmoni pieni di catrame e la maglia alonata di sudore al Borotalco Roberts;
- sfruttare l'occasione che mi si è presentata dal nulla di passare un week end in una delle mie città preferite: Roma.
Ho ovviamente scelto il Benassi, non a caso l'ho messo come primo della lista... solo che all'entrata il buttafuori (111 anni, barba lunga a punta e bastone di legno con una fila di borchie incastonate a forma di testa di cobra, occhiali scuri anti-cataratta e cappellino di tweed a scaldare il cupolino pelato) mi ha bloccato il passaggio, intimandomi di starmene alla larga. Mi ha detto che ero troppo giovane per sapere certe cose, che se avessi visto troppo avrebbe dovuto farmi fuori. Probabilmente intendeva con l'alito.
Ho battuto ritirata mestamente e ho optato per il week end romano, mio malgrado.
Roma, che dire... Mi ha regalato un tepore marzolino per tutto il tempo, giardini da storie per bambini e marmi di fantasie geniali, palazzi e monumenti come sentieri verso radici lontane, e un tramonto trasteverino ovattato da soffi arancioni di lanterne amiche. Mi ha regalato ricordi di risate e carezze, di baci dolci e parole, a fiumi, su un futuro da costruire. Ma, soprattutto, mi ha regalato gli insulti più belli e fantasiosi che le mie orecchie abbiano mai sentito, e la mia mente sia mai riuscita anche solo ad immaginare.
Grazie, Roma.
Still here, in my inner dark corner,
still hearing your low-pitched voice, your clammy words,
that as liquid wind swept me in a blaze.
So pitchy, so stifling, sick clouds around me,
and I close my eyes because I can't find yours,
starin' at mine without a look.
No more time for you to turn your back on me,
I won't be there waiting for it.
I put on my heat, my scarf, my boots... I'm already gone.
I'm ready, now.

Non in aria sarai, perchè rincorrere il vento è come rincorrere un sogno che non mi appartiene.
Non sarai di sabbia, muta troppe forme senza dar tempo di arginare.
Non di rabbia, sciocca cieca follia.
Sarai una salopette blu e cemento, e un secchio vecchio e pieno d'acqua. E sarai sudore asciugato con l'avambraccio.
Sarai vita.